venerdì 13 aprile 2018

Recensione - La pioggia fa sul serio

Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli hanno scritto per Mondadori
La raccolta di racconti "Lo spirito e altri briganti", "Un disco dei Platters", e altre storie.
Con "La pioggia fa sul serio" non siamo quindi agli esordi di un tentativo fatto a quattro mani ma piuttosto una gradevole conferma.
La storia si snoda a Casedisopra piccolo centro incastonato nel cuore degli Appennini dove la vicenda riesce a farsi benvolere fin dalle prime pagine in un evolversi continuo tra episodio poliziesco e dettagliate descrizioni geografiche.
La pioggia. 
Descritta come non sempre viene fatto dentro un romanzo. La pioggia presa come compagna di viaggio per sostenere i personaggi che ben si inseriscono nella vicenda descritta.
Guccini e Macchiavelli sanno bene il fatto e non lasciano nulla in sospeso nemmeno quando si tratta di assemblare vicende poliziesche a faccende propriamente paesane.
La proprietaria dell'Agriturismo tagliati fuori dalla frana, il colorito Benito che si affanna per mandare avanti il suo locale, i ragazzi della forestale guidati da Marco Gherardini. Tutte persone che tra le righe potrebbero apparire troppo legate alle singole vicende e invece legate nei momenti bui come in quelli folcloristici.
La pioggia fa sul serio spiega cosa accade quando il maltempo colpisce una zona che non sa affrontare situazioni avverse. Ma la sa lunga anche quando si tratta di descrivere e concentrarsi su un fatto di cronaca che da queste parti potrebbero risultare come qualcosa di poco conto.
Sparizioni, intrighi, paesaggi e personaggi che si aiutano e si scambiano di posto senza chiedere il permesso.
Accettando i capricci di una stagione che non ci sta a fare da comparsa ma ci tiene al contrario a sottolineare la sua reale compartecipazione.
Un grazie va agli autori per la tenuta dei dialoghi e per la volontà di rendere plausibile il contesto paesano dove nessuno andrebbe a cercare il possibile colpevole.

Pagina 275
Con il racconto di Betty, si era frantumato l'ultimo specchio di un gioco dentro il quale era Gherardini, e non solo lui, si era perduto. Finalmente, vedeva cosa ci stava dietro. E tutto tornava.

Alessandro Biagini 

2 commenti:

  1. Sembra interessante, buon pomeriggio michelaencuisine

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    1. Ti ringrazio, se lo leggi poi fammi sapere cosa ne pensi ^_^

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