venerdì 27 aprile 2018

Recensione - Agatha Raisin e il veterinario crudele

Agatha Raisin è una cinquantenne single, con un passato da PR agguerrita, che grazie a un pensionamento anticipato si trasferisce nelle Cotswald per coronare il suo sogno infantile di vivere in campagna. Nel villaggetto di Carsely si trova a indagare su loschi omicidi. In questo secondo romanzo della serie, troviamo Agatha ormai inserita nell'ambiente di Carsely, ma ancora tentennante per via della semplicità dell'ambiente rurale. Il suo personaggio è vibrante nel suo nervosismo e nella sua maleducazione: Agatha è una donna prepotente e un po' irrispettosa della meritocrazia, non esattamente la vicina di casa ideale. Non molto diversa dalla Agatha Raisin del primo libro.
L'intreccio del giallo è tanto semplice quanto emozionante: la Beaton è insuperabile nel creare trame e sottotrame in un'ambientazione che non si presta per niente ai grandi crimini efferati. Stiamo parlando di un insieme di villaggi e case isolate in cui la gente tende a farsi gli affari propri e a non curarsi troppo di chi vive oltre la siepe del giardino, perciò ambientare qui un giallo vivace non è semplice. Ricordo che, a lezione di Letterature Nordiche all'università, la professoressa Cosimini disse una cosa intelligente: stavamo studiando Indridason, il famoso giallista islandese, e lei ci fece notare quanto talento occorra per inventarsi polizieschi e storie di detective in un'isola sulla quale ci sono a malapena 10 omicidi all'anno. La Beaton ha la stessa difficoltà, ma la supera con abile maestria. 
I personaggi riescono ad essere tanto comici quanto realistici. Nonostante alcuni di loro diventino a tratti delle macchiette, seguendo la vena umoristica dell'autrice, nei momenti maggiormente carichi di pathos diventano straordinariamente reali. Si tratta di un cambiamento notevole, un po' come Luna Lovegood che per i tre quarti del tempo è comica ma che ogni tanto dice cose estremamente sagge. Qui è lo stesso, nei momenti in cui la trama è rilassata si ride e si scherza, ma quando si attraversano momenti di tensione diventano realistici, veri, tanto nelle loro emozioni quanto nelle reazioni e delle battute.
Interessante la scelta del modo in cui viene commesso l'omicidio, che non rivelerò per evitare spoiler. Si tratta di un sistema contorto, difficile da scoprire per Agatha e - credo - complesso da ideare per la Beaton. Nel primo volume si trattava di avvelenamento; qui ci attestiamo su un livello più complesso. Certo, la Beaton non è la Christie: Agatha Raisin vive avventure semplici, con moventi semplici (in senso positivo) e di conseguenza non ci troveremo mai davanti a qualcosa come "Dieci piccoli indiani" o "Poirot sul Nilo". Ciò considerato, trovo che la scelta di uccidere la vittima in un certo modo e per un certo motivo - di nuovo, non voglio fare spoiler - sia azzeccata, complicata e piacevolissima da affrontare durante la lettura.
Non posso non dare un punteggio pieno: si tratta di un libro che mi ha fatta molto ridere - complice anche il personaggio di Agatha, che nella sua sgarbata intelligenza è una compagna ironica e cinica, molto spassosa - e che mi ha comunque tenuta incollata per via dell'intreccio misterioso.

- Lucrezia - 

2 commenti:

  1. Adoro i gialli, deve essere avvincente, baci e buona giornata

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