sabato 28 luglio 2018

Recensione - L'uomo dei Tulipani

Thriller d’esordio di Elia Banelli, L’uomo dei Tulipani è il racconto di un duplice omicidio in una piccola e calma città dell’Umbria e dell’appuntato Franco Laganà, disposto a tutto pur di risolvere il caso, sia per far prevalere la legge in cui crede a tal punto da essere entrato nell’arma, sia per dimostrare a se stesso di non essere il fallito che è sempre stato abituato a pensare di essere.
Donna Maria, rispettata e ricca signora del luogo, muore in un incidente improbabile: un vaso di fiori si stacca dal bancone e le cade in testa uccidendola sul colpo.
Questo almeno è ciò che appare e il caso rischia di essere archiviato come incidente, ma al carabiniere Laganà questo non sta bene. Lui è l’unico a sospettare non essere stata una fatalità ad uccidere Donna Maria e a vederci invece un abile omicidio.
La sua tenacia lo porta ad investigare da solo, ignorando gli ordini del suo superiore e le opinioni contrarie che lo accompagnano, trovando però in Rosanna, sua collega ed ex amante, e Laura, giovane avvocatessa, due validi aiuti.
La storia comincia dal punto di vista di Lorenzo Fiorucci, primo personaggio a comparire e che da subito dichiara apertamente i suoi intenti omicidi. È l’unico punto di vista narrato in prima persona e, come non mi stancherò mai di ripetere, la prima persona deve essere gestita bene, deve essere in grado di cogliere la psicologia del personaggio, deve essere lui che parla con la sua anima e la sua voce ai lettori ed Elia Banelli ci è riuscito. Lorenzo è un personaggio reale; i suoi ricordi, il suo punto di vista, i suoi pensieri sono veri, sono reali e quasi tangibili, lui ci racconta la sua realtà e noi è questo ciò che vediamo.
Tutti gli altri personaggi sono invece narrati in terza persona. Apparentemente le loro storie sono slegate tra loro, ma man mano che proseguiamo la lettura le vicende si avvicinano sempre più al filo principale, regalandoci una visione d’insieme sempre più precisa.
Il romanzo ha tutto quello che un buon thriller dovrebbe avere: il mistero è intricato, gli indizi sono tutti rilevanti seppur piccoli o apparentemente banali, la trama è intricata in una matassa difficile da sbrogliare, i personaggi sono ben costruiti e realistici e il “detective” (in questo caso carabiniere) è intelligente e caparbio, con un buon spirito di osservazione e un’invidiabile tenacia.
Il clima resta sempre teso e  l’attenzione del lettore rimane alta, soprattutto dato che viene portato a concentrarsi e a cercare i vari collegamenti tra gli indizi.
L’autore correda il libro con precise ma non noiose descrizioni dei luoghi visitati e degli scenari principali, mostrandoci le scene dei delitti e la piccola porzione d’Italia protagonista.
Un’apparente soluzione del caso non soddisfa né il lettore né Laganà, il quale continua la sua ricerca della verità in modo sempre più frenetico ma preciso. È a questo punto che la tensione del libro di alza ulteriormente, regalandoci un clima di agitazione degno dei migliori polizieschi.
Il mistero viene risolto, la situazione volge verso la sua inevitabile conclusione, ma non pago il caro Laganà  regala un ulteriore colpo di scena che distrugge le certezze con un finale all’altezza del resto del libro.
Elia Banelli si dimostra fin dal suo primo libro un grande autore mostrando ai suoi lettori cosa davvero vuol dire scrivere un thriller.


1 commento:

  1. I hope you are enjoying your weekend
    Nice post

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