giovedì 3 maggio 2018

Review Party - Il tatuatore

“Il tatuatore” è il primo libro di Alison Belsham, sceneggiatrice di professione che ha deciso di cimentarsi in qualcosa di totalmente diverso. È stato presentato al Bloody Scotland Crime Writing, uno dei più prestigiosi eventi legati al genere thriller, aggiudicandosi il primo premio. 
Ma partiamo dal principio. 
Francis Sullivan è un giovane detective della polizia di Brighton che deve dimostrare di essersi meritato la recente promozione risolvendo il suo primo, difficile caso. 
Marni Mullins è una tatuatrice con un passato burrascoso che fa la macabra scoperta di un cadavere scuoiato dentro un cassonetto dell’immondizia. 
I due si troveranno a fare i conti con uno squilibrato serial killer che asporta intere porzioni di pelle tatuata alle sue vittime, con uno scopo che non ha nulla da invidiare a un film horror.  
Una trama avvincente che si snoda attorno a un mondo ormai noto ma dai più ancora inesplorato: quello dei tatuaggi. Lo fa non solo affrontandolo in maniera tecnica, con particolari accurati che sicuramente sono frutto di conoscenza pregressa o approfondite ricerche, ma cercando anche di spiegare attraverso gli occhi di chi del tatuaggio ha fatto la sua vita, cosa significhi per le persone scegliere di rendere la propria pelle una tela perenne. 
Durante le indagini l’autrice affronta anche il tema della perdita, della malattia e delle fede come speranza e preghiera, sia essa vissuta attraverso Dio o una passione. 
Il libro comincia con il punto di vista dell’assassino in quanto narratore in prima persona di un omicidio, raccontato con dovizia di particolari. È una narrazione veloce, che inizia da subito a creare attorno alla storia l’atmosfera macabra. 
I capitoli del libro sono brevi, netti e si intitolano sempre con il nome del personaggio di cui il capitolo affronterà il punto di vista ma, al contrario delle parti sull’assassino, riconoscibili non per il titolo ma perché scritti in corsivo, sono narrati in terza persona. 
Quando parla l’assassino è lampante che l’autrice vuole fare entrare i lettori all’interno della sua mente malata, un tentativo di suscitare empatia purtroppo mal riuscito. Spesso il killer si dilunga in dettagli e spiegazioni inusuali per un monologo interiore, qualcosa che sembra essere creato appositamente per il lettore per far sì che possa conoscere meglio il criminale, è troppo lampante per risultare ben riuscito e non riesce a rendere perfettamente giustizia ai pensieri di morte e inadeguatezza del criminale. Più che un reale flusso di pensieri sembra che stia parlando per un pubblico o allo stesso lettore. C’è da dire però che permette di avere una doppia visuale sul caso, cosa che lo rende una buona contrapposizione alle indagini e alle ipotesi della polizia. 
Per buona parte del romanzo si accenna al passato burrascoso di Marni, al dolore che la opprime, ma quando finalmente questo mistero viene svelato è fatto in maniera precipitosa e poco dettagliata, sminuisce ciò che è accaduto e lo fa sembrare esterno al libro, un dettaglia superfluo inserito per fare scena più che per delineare perfettamente uno dei due personaggi principali. 
Sebbene si crei un bel clima di tensione, i tempi sono molto rapidi, le situazioni un po’ banali e alcune supposizioni decisamente scontate, ma il finale riserva un paio di colpi di scena notevoli e un rialzo del climax che aumenta decisamente la presa del lettore sul libro. 
Nonostante sia vincitore di un premio, è un romanzo che si vede essere un esordio, ma è un esordio notevole, interessante e la scrittrice ha del potenziale. I dettagli macabri sono ben descritti, abbastanza per interessare ma non sufficientemente trucolenti da scadere nella violenza spicciola piena di sangue inutile e violenza gratuita. 
“Il tatuatore” è, tutto sommato, un buon thriller, un libro per cui vale la pena sedersi in poltrona per un paio di sere con un buon bicchiere di vino, adatto agli amanti del genere che richiedono una lettura non impegnativa, ma comunque godevole.

- Giorgia Rambaldi - 



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