lunedì 14 maggio 2018

Recensione - Fine turno

Questa, signore e signori, è la fine. 
La fine della trilogia di Mr. Mercedes. 
Con “Fine turno”, King dice addio al detective Hodges, alla sua assistente Holly e all’ormai cresciuto Jerome con la violenza che solo un personaggio come Brady Hartsfield poteva permettergli di fare. 
Chi conosce Stephen King lo sa, ha una passione sfrenata per il paranormale. Da “Carrie” a “L’incendiaria”, da “Pet Sematary”, poteri mentali e magia sono una costante della sua scrittura. 
Quindi nulla di cui stupirsi se questa sua passione è tornata a farsi sentire. 
Dopo aver resistito per quasi due interi libri, King ha ceduto e ha trasformato quello che era un semplice ma brillante thriller in un vortice di poteri psichici e manie suicide. 
Sono passati 7 anni dal tentativo di farsi saltare in aria di Brady al Mingo Auditorium durante un concerto, anni in cui tutti credevano fosse poco più che un vegetale.  
Tutti tranne Bill Hodges, unico a vedere oltre la coltre di demenza in cui si è chiuso il geniale e sadico Brady. 
Quindi è lui il primo a vedere la sua firma quando gli giunge la notizia del suicidio di una vittima sopravvissuta al massacro del City Center e di sua madre. 
Hodges e Holly conoscono benissimo la passione di Hartsfield per il suicidio, la stessa che gli permise di entrare nella testa di Olivia Trelawney, la cugina di Holly, e spingerla al suicidio. 
Ma come fa un quasi vegetale incapace persino di andare in bagno da solo a spingere le persone a suicidarsi a distanza? 
Questo è l’ultimo caso di Kermit William Hodges, il suo canto del cigno e missione più importante. 
Impegnato a combattere un’altra oscura forza, dovrà spingere al massimo sia sé stesso che la sua assistente per fermare Brady Hartsfield una volta per tutte. 
In questo libro, King mischia il thriller con l’horror per creare una sorta di macabro poliziesco. 
Più lento dei precedenti, ci mette un po’ ad ingranare e a raggiungere l’apice, più somigliante a una grossa bolla che si gonfia troppo in fretta per poi esplodere in un unico, maestoso scoppio. 
Libro piacevole, che si regge però principalmente sui suoi predecessori. 
Dal finale dolceamaro, lascia al lettore un senso di malinconia e malessere, soprattutto quando si arriverà all’ultima pagina, pagina che ci svelerà finalmente cosa c’è dietro al titolo “Fine turno”. 
King è stato in perfettamente in grado di donarci un ottimo thriller con “Mr. Mercedes”, dimostrando a noi tutti che non solo le sue capacità non sono scemate, ma che sa essere un autore variabile. 
Con questo ultimo libro però conferma a noi tutti che, nonostante il fantastico diversivo, Stephen King è e resterà per sempre il re dell’Horror.

- Giorgia Rambaldi - 

2 commenti:

  1. Io ho amato questa trilogia <3

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    1. Leggendo queste recensioni mi sta venendo una curiosità assurda!

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