martedì 2 maggio 2017

“Tutta colpa del mare (e anche un po' di un mojito)" di Chiara Parenti

Chi mi segue sa quanto io adori questa autrice! E non posso che essere felice per lei nel vedere un altro suo romanzo che si trasforma in cartaceo! Impaziente di leggerlo nel frattempo vi riassumo i dati principali.
Essendo uscito da tempo, qualcuna di voi l'ha letto? Vi è piaciuto?

Titolo: Tutta colpa del mare (e anche un po' di un mojito)
Autrice: Chiara Parenti
Genere: Romance
Pagine: 319
Prezzo: Ebook €2,99 / Cartaceo €7,57
Link Amazon: Ebook / Cartaceo
La vita di Maia Marini procede a vele spiegate verso la felicità: un fidanzato appartenente a una prestigiosa famiglia, un lavoro presso una delle più rinomate agenzie di comunicazione di Milano, tre amiche splendide con cui trascorrere il weekend per festeggiare l'addio al nubilato di Diana, la futura cognata! Peccato che la meta prescelta sia la Versilia, dove Maia ha passato le vacanze fino all'estate dei 16 anni. Ritornare nei luoghi in cui ha lasciato il cuore e rivedere Marco, il primo amore, la manda in tilt. Così decide che qualche mojito non potrà farle male... e anzi l'aiuterà. Il mattino dopo, però, Maia non ricorda niente. Non ha idea di cosa abbia combinato durante quel folle venerdì notte. In compenso, però, lo sanno i suoi 768 amici di Facebook. Cercando di ricucire una situazione compromettente e compromessa in ogni settore della sua vita, Maia si troverà a porsi una domanda fondamentale: e se invece che la fine di tutto, fosse solo un nuovo inizio? Perché se è vero che l'alcol fa fare pazzie, è altrettanto vero che a volte aiuta a fare la cosa giusta! Mood: ironico.
 ESTRATTI
Mi affaccio alla finestra e mi soffermo un istante sulla sottile striscia di azzurro brillante che spunta dal verde dei pini. Una strana sensazione mi assale, una leggera malinconia.
È il mare che mi fa questo effetto: che mi riporta a casa, dai miei nonni. In un tuffo, sono di nuovo una ragazzina.
Ogni estate, fino a quella fatidica dei diciassette anni, l’ho passata davanti a questo mare. Più crescevo e più ne sentivo il respiro: potevo passare ore a fissare l’orizzonte, rapita ed estasiata, malinconica. Solo adesso che non lo vedo più ho capito cosa vuol dire vivere con il mare accanto.
E da quando sto a Milano un po’ mi manca il respiro.  
Da piccola, ogni volta che trovavo una bella conchiglia sulla spiaggia, correvo a casa e la portavo a lei, che se la metteva all’orecchio e iniziava a raccontarmi le storie che la conchiglia le sussurrava: storie degli uomini di mare che aveva incontrato, di pesci, tartarughe e gabbiani che aveva conosciuto, di messaggi d’amore racchiusi nelle bottiglie in cui si era imbattuta.
Io restavo ad ascoltarla incantata e sognavo di pirati, sirene e tesori nascosti.
Mia madre cercava sempre più spesso di convincere i nonni a trasferirsi a Bergamo: iniziavano a essere anziani e voleva averli vicino per poterli accudire meglio.
Loro però si sono sempre opposti. «Quando uno è nato in riva al mare come me, come fa senza il mare?» le rispondeva sempre la nonna. Ed era vero: le volte che venivano per qualche giorno a trovarci su a casa sembravano letteralmente due pesci fuor d’acqua.
Era come se gli mancasse sempre qualcosa, come se qualcuno avesse spostato l’orizzonte e loro avessero perso l’orientamento.
Per i miei nonni ogni strada portava al mare.
Tutto era immobile nella luce violacea del tramonto.
Anche Marco lo era, una statua di bronzo accovacciata in cima al molo con gli occhi fissi nel punto esatto in cui il mare tocca il cielo.
Restai a fissarlo per un istante prima di avvicinarmi e stringerlo forte come desideravo fare con ogni singola parte di me.
Non volevo interrompere quello che lui e il mare si stavano dicendo, ecco la verità.
Perché stavano parlando, ne ero certa.
«Che cosa c’è che non va?» gli chiedeva l’abisso.
«Tornerà?» era la domanda silenziosa di quegli occhi belli, fissi sull’infinito.
Il pensiero di suo padre lo tormentava da due giorni: era uscito a pesca la notte precedente, ma non aveva ancora fatto ritorno. Anche se ci conoscevamo da poco, avevo capito che ogni volta che i pensieri erano ansiosi e irrequieti Marco li portava in riva al mare perché lui, l’amico di una vita, li
sommergesse con le sue onde.

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