mercoledì 20 maggio 2015

Speciale "Black Mask" di Virginia Ranbow

Quando lessi questo romanzo pensavo alla classica storia d'amore. Mai avrei pensato che dietro quella maschera nera si celasse una storia così intensa e stupenda, ricca di argomenti che sono reali e preoccupanti. 
Un romanzo che mi ha stupita dalla prima all'ultima pagina!
Quindi ora, godetevi questo speciale! E leggete Black Mask! Vi sorprenderà!

“Quando aprì gli occhi fu sommersa dal buio, un buio fosco, gelido e immobile come quello di una tomba.
Non appena riuscì pian piano a mettere a fuoco qualcosa, intravide intorno a sé strane sagome all’ovattata luce della luna, che si insinuava con fatica da qualche parte sopra di lei.
Servendosi di quella luminescenza soffusa e magica, lei cercava disperatamente di capire in che posto fosse finita. Ma dov’era? 
Tentò di muoversi e si accorse con terrore di essere legata. L’avvolse allora, all’improvviso, simile a un fiume in piena che senza più argini esondi, un’ondata di dolore, quando tutti i suoi sensi si accesero all’unisono. Cominciò a tremare.
Il freddo pungente e la forzata immobilità la torturavano e rendevano come ghiaccio le estremità, i piedi e le mani che non sentiva quasi più.
E fitte di dolore, dolore… dappertutto.
E sete e fame e sfinimento, in un diluvio di malessere.”
Uno stralcio che parla di Manuel, il protagonista maschile di The Black Mask! È un ragazzo taciturno e introverso con una storia misteriosa alle spalle. È tormentato da un odio terribile…

“Il mare quel giorno era agitato e le onde si infrangevano sugli scogli con rabbia, schiumando e muggendo fragorosamente.
Manuel passeggiava lentamente, meditando tra sé e sé.
Quello che era successo la mattina l’aveva scosso. Si ripeteva come in una cantilena le parole di lei:
“Cosa provi per me? Pena, tenerezza, compassione?”
Già, cosa provava per lei? (…) 
Si sentiva confuso, frustrato… in realtà provava un desiderio fortissimo di proteggerla, consolarla, stringerla, farle soffrire il meno possibile la sua condizione di reclusa.
Con lei non riusciva a essere distaccato o duro. Gli bastava vederla e si scioglieva in un battito di ciglia. Non gli era mai successo, eppure di donne ne aveva avute molte, bellissime e seducenti, ma… nessuna di loro era mai riuscita a scalfire la sua corazza. (…) Non capiva bene neanche lui quello che faceva e perché. Ma il suo cuore era chiuso.
Mai si era trovato tra le mani qualcosa di così bello e puro, di così fragile e passionale insieme.
Un brano di The Black Mask che parla della protagonista femminile: Nicol. E’ figlia di un ricchissimo uomo d’affari italiano, ma vive in Brasile. Una ragazza bellissima e affascinante, invidiata e ammirata da tutti.

"Raccolti i capelli, che solitamente le cadevano sugli occhi, con un grosso fermaglio sulla nuca, sembrava una modella uscita dalla copertina di un giornale.
Manuel la guardava, ammirato.
- Sei splendida… - farfugliò. 
Nicol sorrideva, luminosa.  
Poi lui le tese galantemente la mano.
- Mi concedi questo ballo, Nicol?
Lei si fece avanti, vivace e gioiosa, mentre si diffondeva intorno a loro la melodia dolce e sensuale del valzer.
Lui le cinse delicatamente la vita, mentre lei gli appoggiava con grazia la mano sulla spalla.
Cominciarono a muoversi girando da una parte all’altra della stanza e roteando con uno slancio e un’intesa incredibili, trasportati dalle note. I loro occhi sembravano catturati in un muto, intenso dialogo, come due calamite che si attirano per legge di gravità. 
Non erano più nella cella grigia e buia del maniero, ma nella sala radiosa di una reggia, scintillante di luci e di colori.
La musica guizzava nell’aria, dando vita agli squallidi arredi, alle vecchie mura annerite dal tempo.
E loro… al centro di quel piccolo mondo… due anime ardenti, ansiose di sfiorarsi, di scoprirsi, di manifestarsi, con addosso i brividi della timidezza e la voglia intrepida di sopraffarla.
Quando la musica tacque, rimasero immobili per qualche istante, come ipnotizzati."
Alcune ambientazioni in cui avvengono i fatti. Una è il castello irlandese nell’isola di Clare, antico covo della regina pirata Grace O’Malley.

Dovevano essere le sette della sera e già la luna era apparsa nel cielo terso. Le onde increspate del mare brillavano di luccichii mentre si infrangevano sugli scogli. L’aria della sera era umida e fredda, ma non gelida come era stata fino a pochi giorni prima: la primavera era alle porte e il suo profumo fresco e delicato si diffondeva ovunque, mischiandosi all’odore acre del mare. 
La strada su cui correva l’auto del capo costeggiava la riva rocciosa seguendo le sue insenature. Poi si inoltrò più all’interno, raggiungendo un’incantevole laguna.
Quasi all’improvviso un edificio massiccio si profilò all’orizzonte: era un vecchio maniero in parte ristrutturato.
La sua pianta quadrangolare, chiusa agli angoli da quattro torri cilindriche, risaltava nonostante l’usura e le intemperie di secoli, che avevano quasi completamente trasformato la cinta muraria e le torri stesse in un cumulo di macerie. Solo il torrione, la parte più antica, era per paradosso del tutto intatto, assieme all’edificio principale che doveva essere un tempo l’abitazione del signorotto.
Da una finestrella dell’alto bastione rimasto si intravedeva una luce.
Il capo oltrepassò l’entrata ad arco che in passato era stata protetta da una robusta grata, percorse un vasto cortile che portava all’edificio principale e bussò al portone.

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