lunedì 16 marzo 2015

Recensione "Champion"

Piango, non so se per la felicità o per il dispiacere di com'è finita questa trilogia. Non riesco ancora a capire quale dei due sentimenti prevalga su di me. 
Ma ringrazio Marie Lu per tutto quello che mi ha fatto provare dalla prima pagina di Legend all'ultima di Champion. Commuovermi è stato doveroso!

Dopo la fine di Prodigy ero veramente in ansia, e ho vissuto tutto il romanzo così, sempre sul filo del rasoio, soffrendo quando Day soffriva, preoccupata quando lui non ce la faceva. La tentazione di tuffarmi nel romanzo per aiutarlo era fortissima.  
Mi è entrato veramente nel cuore questo personaggio. In assoluto uno dei miei preferiti! Ha la capacità di farti diventare coraggioso, di non rimanere impassibile di fronte alle ingiustizie. 
Day e June sono cambiati moltissimo da quando li avevo incontrati per la prima volta in Legend. Non sono gli stessi e la trasformazione incredibile che fanno in questo romanzo vi lascerà a bocca aperta.
Dopo aver sventato il piano per uccidere il nuovo Elector Day e June si separano. Il primo con la scusa di curare il fratello, la seconda invece presa dal suo compito di apprendista Princeps. 
Il ragazzo non vuole dire nulla delle sue condizione a June, perché altrimenti saprebbe per certo che lei lascerebbe ciò che sta facendo per lui.
Otto mesi passano e nessuno dei due, per orgoglio o per altro, chiama l'altro. Questa situazione imbarazzante però non smorza nemmeno per un istante i sentimenti che provano.
È la politica a spingerli nuovamente l'uno fra le braccia dell'altra. 
La pace che doveva crearsi con le Colonie è sfumata. Una nuova epidemia si sta espandendo e non c'è una cura. Le Colonie si preparano ad attaccare con un alleato: l'Africa. 
L'unica possibilità di non arrivare a una guerra è lasciare che Eden (fratello di Day) si sottoponga a dei test per riuscire a trovare una cura che  li potrebbe salvare. 
Ma Day non ne vuole sapere. 
Nel frattempo, June, Anden, alcuni senatori e gli altri due aspiranti Princeps vanno in Antartide a cercare una soluzione alternativa e un'alleanza. 
Mi sono innamorata di come l'autrice ha immaginato l'Antartide. Chiuse in una cupola che permette di mantenere un clima mite e non freddo. Palazzi di oltre trecento piani dovunque. Una tecnologia che la Repubblica può solamente sognare. 
Ma la cosa che mi ha sorpresa di più è stata scoprire il vero volto di questa società nel momento in cui June e gli altri indossano degli occhiali. L'aria è invasa da numeri e parole. A ogni persona è associato un livello e un punteggio.
In pratica a tredici anni ti vengono piantati due cip all'altezza delle tempie e parti dal livello 0. Man mano che compi azioni significative, che vai bene a scuola ecc. ti vengono aggiunti o sottratti punti. Più ne hai, maggiore sarà il tuo guadagno e la posizione nella società.
Questa cosa incita i cittadini a non violare le regole e il tasso di criminalità, come spiegano a June, è veramente bassissimo.
Nella Repubblica, nel frattempo Day e Eden hanno una discussione. Il fratello vuole dare il suo contributo alla causa. Ma presto si scoprirà che non è Eden il paziente 0, pertanto la cura non c'è. Ma la chiave è più vicina di quello che sembra. 
Le Colonie lanciano un ultimatum, che però non viene rispettato e quindi per tutti è una corsa contro il tempo. Per Day, purtroppo, è una doppia corsa contro il tempo. La malattia non da segni di miglioramento e i suoi mal di testa sono ripetitivi e rigettano le cure che gli vengono somministrate. 
Ancora una volta Day e June si uniranno per abbattere con l'astuzia e il coraggio un nuovo nemico.
Ma il finale vi lascerà un segno profondo nel cuore.
Un finale che non mi sarei mai aspettata e che continua a farmi battere il cuore! 
Day, Day e ancora Day! L'ho adorato fin dal primo capitolo che avevo letto dal suo punto di vista! Un ragazzo che ha sofferto più di quello che avrebbe dovuto. Un ragazzo che meritava davvero tutta la felicità di questo mondo, ma che non si è mai piegato nonostante il dolore straziante! Mi mancherà da morire.

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