martedì 25 febbraio 2014

"Un assassino nell'ombra" di Manuela Dicati

Scusate la mia assenza, se non mi rinnoveranno il contratto, da aprile sarò più attiva possibile! I romanzi da recensire sono ancora tantissimi (il tempo si è ultra dimezzato). Oggi vi farò qualche presentazione di romanzi che apprezzo molto e che leggerò!

Titolo: Un assassino nell'Ombra
Autrice: Manuela Dicati
Genere: Romantic Suspance
Pagine: 335
Prezzo: €0.99 - 2.50
Link Amazon: Ebook

Trama
Michela Bellani si è appena trasferita nel suo nuovo appartamento quando durante la notte un ladro le entra in casa. Fortunatamente il suo vicino, l’irritante quanto affascinante ispettore di polizia Gabriele Vittori, ferma l’intruso. La ragazza sporge denuncia e poi riprende la sua vita come se nulla fosse successo. O perlomeno quasi nulla, dal momento che tra lei e Gabriele nasce subito una forte attrazione che le fa pensare di poter tornare ad amare dopo il tragico incidente avvenuto quattro anni prima.
Gabriele Vittori non ha mai pensato di innamorarsi; eppure quella ragazza dolce, bella e sicura di sé lo ha colpito profondamente, tanto da fargli desiderare di costruirsi una famiglia. Ma un’ombra oscura insidia il loro cammino: l’uomo penetrato nell’appartamento di Michela viene trovato ucciso e la situazione precipita.
Gabriele dovrà usare tutta la sua esperienza e le sue abilità di poliziotto per scoprire l’identità dell’assassino e fermarlo prima che riesca a portargli via per sempre la donna che gli ha rapito il cuore.

L'autrice

Manuela Dicati è nata nel 1979 a Perugia dove vive attualmente. Si è diplomata nel 1998 al Liceo Scientifico "G.Alessi" della sua città e nel 2005 si è laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Perugia. Sposata nel 2008, ha oggi tre bambini. Dal 2009 ha lavorato come scrittrice e giornalista per una casa editrice proprietaria di numerose testate on line.
Ama i cani e lo sport. Adora leggere; il suo scrittore preferito è Charles Dickens di cui possiede tutti i romanzi. E' anche un'appassionata di manga e fumetti.
Solo recentemente, durante la sua terza maternità, ha iniziato a coltivare il sogno di scrivere e pubblicare romanzi ed è nato il suo primo libro pubblicato in e-book: “I Custodi della Notte”.
Dopo pochi mesi, ecco la sua nuova opera: il romantic suspence dal titolo “Un Assassino nell’Ombra”.
Per contattare l’autrice:
https://www.facebook.com/pages/Manuela-Dicati-Scrittrice/406413026125201?ref=hl
https://www.goodreads.com/author/show/7411937.Manuela_Dicati

Estratto 1
Da Un Assassino nell’Ombra, cap 5

Era assolutamente calma e sicura di sé. Per la prima volta dopo tanto tempo aveva coscienza di chi era e di che cosa era in grado di fare. Era anche notevolmente fiera del suo comportamento e della forza che aveva mostrato, ma soprattutto si sentiva libera da quel peso opprimente che da anni ormai gravava sul suo cuore. All’improvviso però alle sue spalle una minaccia, eco di un fantasma e di un tempo distante e dimenticato, attirò la sua attenzione. Una voce gelida e rabbiosa e poi un dolore accecante. Cadde giù in un pozzo freddo e profondo dove acque ghiacciate l’accolsero nel loro abbraccio di eterno supplizio. Cercava di nuotare, di emergere per riprendere fiato ma, per quanto si sforzasse, il suo corpo non rispondeva. Una forza invisibile l’avvolgeva nelle sue spire, incatenandola, imprigionandola in un bozzolo d’incoscienza. Più cercava di resistere e di liberarsi e più veniva stritolata da artigli crudeli che le affondavano nel cervello trattenendola contro la sua volontà.
Non voleva stare lì. C’era solo tristezza e dolore intorno a lei, vuoto e solitudine. Un appiglio, le serviva solo un appiglio…
Poi d’un tratto lo sentì. Caldo. Il suo corpo avvertiva calore ed era focalizzato nella sua mano destra. Era tutto ciò di cui aveva bisogno. Mentre immaginò due profondi occhi neri serrò le dita aggrappandosi forte a quel sole incandescente come a un ancora di salvezza e ritrovò la strada verso la coscienza.
Quando si svegliò lui era lì che la guardava con grande preoccupazione.
-Che ci fai qui?-
-Ti agitavi nel sonno.-
Abbassò gli occhi e vide la propria mano stringere convulsamente la sua. La ritrasse e improvvisamente tutto il calore la abbandonò.
-Devi andare in ospedale. Stai tremando.-
Di certo non poteva dirgli da dove provenivano quei brividi.
-Non è successo nulla.-
-E va bene. Se insisti.-
Si sporse su di lei, le passò un braccio sotto il busto e un altro sotto le ginocchia e la prese in braccio stringendosela poi al petto.
-Cosa pensi di fare?-
-Ti porto all’ospedale e poi, dopo che ti avranno visitato, sporgerai denuncia.-
-Sto bene.-
-Hai battuto la testa.-
-Non è niente.-
Non le rispose nemmeno e lei capì che non serviva né ribellarsi né cercare di liberarsi perché la sua presa era troppo forte e non aveva speranze contro di lui.
Lo sguardo di Gabriele era deciso e non ammetteva repliche e Michela vi lesse anche una sincera preoccupazione che le fece segretamente piacere. Ma non intendeva dargliela vinta.
-Lasciami immediatamente.-
-Nemmeno per sogno. Guarda la tua caviglia. Sembra un cocomero e hai un taglio sul viso che forse avrà bisogno di punti. Quindi o te ne stai buona e vieni con me o ti ammanetto e ti ci porto a forza.-

Sarebbe stato capacissimo di farlo. Si arrese mentre una piccola parte di lei, non proprio piccola in realtà, si beava in quell’abbraccio mascolino e protettivo.

Estratto 2
Da Un Assassino nell’Ombra, cap. 13

Non riusciva a ricordare dove fosse. Si sentiva la testa pesante, aveva la nausea e non riusciva a respirare bene. Percepiva odore di fumo ma i suoi occhi non riuscivano a mettere a fuoco. Era confusa e disorientata. Cercò di ricordare, di fare mente locale, ma vedeva solo frammenti incoerenti e sovrapposti l’uno sull’altro, immagini sbiadite e confuse dell’ultima ora. Provò a muoversi e sentì dolore alla spalla. All’improvviso ricordò. La ruota bucata, il discorso con Rossi, i colpi di pistola, il salto fuori dalla carreggiata, le grida concitate dei due poliziotti e poi il buio. Si portò una mano alla testa, sopra la tempia destra dove sentiva pulsare dolorosamente e le dita le si imbrattarono di qualcosa di caldo e viscoso: sangue. Dalla quantità non doveva essere una ferita molto profonda ma di questo passo la sua faccia sarebbe assomigliata a quella di Frankenstein. Mosse le mani intorno a lei ma non sentì nulla se non la pelle dei sedili sopra la sua testa, quindi era ancora dentro la macchina capovolta. Aprì la bocca per chiamare Rossi e Fantini ma al primo respiro la gola le si riempì di fumo ed iniziò a tossire. Si portò la mano alla bocca e cercò di respirare con calma e nel frattempo di spostarsi da lì. Era dolorante ma per fortuna tutte le parti del suo corpo sembravano rispondere ai comandi. Niente di rotto…almeno non questa volta. Lorenzo e Gabriele sarebbero usciti fuori di testa, ci avrebbe scommesso. Ma a questo avrebbe pensato dopo. Ora doveva uscire di lì. Faticosamente, con le lacrime agli occhi trovò la maniglia e aiutandosi con le gambe riuscì ad aprire lo sportello. Per fortuna non era incastrato. Strisciando uscì fuori e non appena superò la cortina di fumo respirò a fondo gustandosi l’ossigeno che le riempì i polmoni.
[…]Gabriele era in preda al panico. Le mani erano sudate e tremavano. Raffaele lo aveva raggiunto pochi attimi prima che lui saltasse sulla sua macchina, avvertito da una telefonata di Chiara. Non aveva avuto obiezioni nel lasciarlo guidare. Lui in quel momento non ne era in grado: era completamente sconvolto. Sempre l’amico aveva allertato i colleghi dopo aver nuovamente tentato di rintracciare Fantini e Rossi.
Non poteva essere vero. Non poteva perderla, o non avrebbe risposto di se stesso.
Dopo pochi minuti di drammatica corsa in macchina un boato esplose davanti a loro, a un centinaio di metri di distanza e il suo cuore perse un battito. Raffaele schiacciò a tavoletta sul pedale dell’acceleratore, le nocche bianche per la forza con cui stringeva il volante. Nessuno dei due riusciva a parlare raggelati dallo spettacolo terribile che avevano davanti agli occhi quando arrivarono sul posto. La macchina di servizio di Fantini e Rossi era caduta dalla scarpata ed era ridotta a un pezzo di lamiera incandescente, Era stato quello il botto di poco prima, l’auto era saltata in aria. Ma dov’era l’auto di Michela? E lei? Possibile che si trovasse in auto con i due agenti, e perché?
Dopo i primi attimi di sbigottimento Gabriele, seguito da Raffaele, corse giù verso le fiamme chiamandola a squarciagola.
Un fruscio attirò la sua attenzione e guardando in quella direzione vide due sagome stese a terra, immobili. Il bagliore rosso del fuoco che ardeva a poca distanza, proiettava sui corpi ombre oscure e sinistre creando un’atmosfera macabra. Corse in quel punto e rimase impietrito. Michela era riversa sopra Rossi a proteggerlo e aveva tante piccole ferite sulla parte superiore del corpo. Gabriele trattenne il respiro, incapace di muovere anche un solo muscolo per il terrore di scoprire che la sua più grande paura si era avverata.

Curiosità
L'autrice mi ha fatto l'onore di poter pubblicare delle curiosità riguardo il suo romanzo. Io non sto più nella pelle e voi? 
Nel libro ho messo alcuni elementi sparsi qua e là che in realtà rappresentano alcune mie passioni o aneddoti del mio passato.
1 - Io adoro i fumetti e in particolar modo adoro Tex, così ho voluto rendere omaggio al personaggio introducendolo del mio libro. Ecco che quindi, la coppia rappresentata da Gabriele e Raffaele, viene soprannominata dai loro colleghi Tex Willer e Kit Carson. Il loro modo di fare come poliziotti e come coppia, il loro affiatamento, l’infischiarsene della burocrazia e a volte delle regole troppo rigide rispecchia molto i due ranger del fumetto. Inoltre ho inserito nei loro dialoghi anche alcune frasi tipiche dei battibecchi dell’inseparabile duo.
2 - Il film preferito di Gabriele è “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone. Anche questo è ripreso da una mia passione che in parte si lega a quella precedente: i film western. Avrò visto questo film almeno 30 volte e ne possiedo anche il dvd, con l’indimenticabile colonna sonora di Ennio Morricone.
3 - Il piatto preferito di Gabriele è la parmigiana di melanzane, mentre Michela adora i cornetti vuoti per colazione…indovinate chi va matta per queste due cose?
4 - Michela e Lorenzo sono due fratelli molto affiatati che, nonostante la differenza di età sono molto uniti e si divertono a farsi dispetti. C’è un episodio della loro infanzia che viene nominato di sfuggita che ho copiato da un aneddoto successo a me quando avevo circa 10 anni. Mentre me ne stavo beata e tranquilla a vedere la televisione, mio fratello più piccolo di 5 anni, mi si avvicinò di nascosto alle spalle e mi versò in testa un intero bicchiere di latte zuccherato. Non vi dico come mi ridusse. Ovviamente mi vendicai molto duramente!
5 - Nella storia ho reso un piccolo omaggio a un film che mi colpì molto quando ero piccolina. S’intitolava “L’ascensore”, un film horror prodotto nel 1983 e diretto dal regista Dick Maas, in cui in un palazzo un ascensore inizia a funzionare da solo uccidendo le persone. I non più giovanissimi se lo ricorderanno. Da piccolina, per quanto odiassi i film Horror (li odio tutt’ora) mi ritrovavo sempre a vederli insieme a mia sorella più grande che invece li adorava. Grazie a quel film che mi terrorizzò, (insomma vedere un uomo cieco cadere nella tromba di un ascensore, un altro venire decapitato e un altro impiccato, non sono scene proprio adatte ad una bimba di 5 o 6 anni), ho preso il mio primo ascensore da sola quando avevo 10 anni e ben sapendo che i miei genitori mi aspettavano fuori. Ancora oggi preferisco fare un po’ di scale piuttosto che prendere un ascensore.
6 - Alla fine del libro compare un cimitero. Per la sua descrizione mi sono ispirata a un vero cimitero sconsacrato risalente all’800, situato in Inghilterra, vicino Londra. Era il 1993, un altro secolo, un altro millennio, e per quanto si è evoluta la società in soli due decenni sembra veramente un altro tempo. Avevo 14 anni e mi trovavo in un college di cui non ricordo minimamente il nome, né la città, per un soggiorno studio. Nella proprietà del college si trovava una chiesa sconsacrata con annesso cimitero e la sera, con gli amici, si andava lì a chiacchierare. Perché in un cimitero? Vallo tu a capire. Eravamo ragazzini e i quattordicenni di venti anni fa non erano come quelli di oggi. Più ingenui e “sempliciotti”, ci affacciavamo allora all’adolescenza e alle prime cotte. Niente cellulari, niente internet con tutti gli annessi e connessi, social network e via dicendo e la sera in un college inglese, impossibilitati ad uscire, non c’era molto da fare. Per cui ce ne stavamo là, seduti su quelle tombe ormai vuote con ancora le lapidi sbiadite ma leggibili, compiaciuti per quel pizzico di trasgressione alle regole del college, discutendo di musica, film, sport, pettegolezzi e quant’altro. A distanza di tanto tempo ancora ricordo quel posto in ogni minimo dettaglio e la sensazione nostalgica che provavo nell’osservare quelle foto ingiallite e abbandonate all’usura dei secoli, di persone vissute e morte e lì un tempo ricordate dai loro cari.

2 commenti:

  1. Ti ringrazio infinitamente Miriam per lo spazio dedicato al mio romanzo. Fai sempre un ottimo lavoro e il tuo blog è uno dei miei preferiti. Grazie ancora

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    1. Ma grazie <3 Sono onorata dalle tue parole, veramente... non so che dire! Un bacione, come sempre il piacere è tutto mio :)

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